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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Fondazione Slow Food per la biodiversità ONLUS - la Biodiversità è vita
 

Stop agli allevamenti intensivi


17/09/13
Un giorno di alcune migliaia di anni fa, molto probabilmente in Iraq o comunque nella mezzaluna fertile, un uomo avvicinò un lupo, un animale dal carattere socievole, meno aggressivo dei suoi simili. Iniziò a frequentarlo, a nutrirlo, a tenerlo separato dal branco, a controllarne la riproduzione selezionando solo gli esemplari più docili: iniziò insomma a domesticarlo e a dar vita allo straordinario rapporto che da allora si instaurò tra umani e cani.


Da quel gesto di avvicinamento e poi di domesticazione e infine di utilizzo di un animale da parte dell'uomo, la storia dell'umanità cambiò ed ebbe inizio quell'inarrestabile fenomeno di evoluzione che sbrigativamente definiamo "progresso". La domesticazione degli animali favorì un balzo prodigioso nella storia della civilizzazione, al punto che le popolazioni che poterono servirsi di animali addomesticati prevalsero sulle popolazioni che non ebbero tali opportunità. Ma quel gesto di avvicinamento tra due specie di mammiferi ha significato anche un'assunzione di responsabilità dell'uomo stesso nei confronti di quegli esseri viventi sottomessi ai suoi bisogni.
Di questa parte del fenomeno di domesticazione per moltissimo tempo l'uomo non si curò. Si sono considerati per secoli gli animali utili poco più che cose. Da mantenere vivi e nutriti, non importa come, e poi da macellare, eliminare, abbandonare, uccidere senza un palpito o un'esitazione. Fu solo il progressivo incremento del fattore "etico" nei rapporti sociali, che risale a pochi decenni fa, a risvegliare l'attenzione degli uomini per gli animali. Una sensibilità tutta moderna, che si è espressa negli stili di vita che sempre più abbandonano o limitano i consumi carnei, che impongono leggi a tutela del benessere animale, che tendono ad allargare l'amore e l'attenzione al mondo animale anche al di fuori di quelli domestici.


In anni più recenti, più o meno a partire dal dopoguerra, si è però verificato un fenomeno nuovo: l'accesso del capitalismo industriale al mondo agricolo e lo stravolgimento delle pratiche di coltivazione, di manipolazione dei cibi e dei metodi di allevamento. Gli esseri viventi utili all'uomo sono tornati a essere considerati cose e non vi è stato più limite al loro sfruttamento. E tutti tendiamo a sottovalutare il fatto che questa tragedia si consuma a pochi metri da casa nostra. Una grandissima contraddizione si è insediata nella nostra contemporaneità: milioni di animali da compagnia coccolati nelle nostre abitazioni e appena fuori dalla portata dei nostri occhi ma, negli stessi luoghi, milioni di suini, polli, vacche, conigli costretti a sofferenze inaudite.
Se non si chiede di chiudere gli allevamenti lager, se non si collega la carne che abbiamo nel piatto al destino di orribile morte cui sottoponiamo innumerevoli animali, come possiamo definirci amanti degli animali? Chiudere gli allevamenti intensivi, ecco la prima ineludibile istanza se si vuole parlare di benessere animale. E a fronte delle inevitabili lamentazioni di chi si scaglierà contro questo attentato all'economia, alla sicurezza alimentare, alla libera impresa, bisogna rispondere che, a prescindere dalla evidente sconcezza dei sistemi di allevamento intensivi, un allevamento da 400 vacche da latte o da carne è una follia sotto tutti i punti di vista, che dà lavoro a una decina di salariati ma consuma territorio, acqua, energia, medicinali. Non sarebbe molto meglio ricollocare questa mandria spropositata in 10-15 piccole aziende, magari in aree marginali, attrezzando i piccoli agricoltori sotto il profilo culturale e ambientale? Certo sarà una produzione meno efficiente, ma sicuramente migliore da ogni punto di vista. La questione è se si vuole inseguire il prezzo più basso con l'efficienza o il prezzo più giusto con la piccola media impresa agricola multifunzionale, consumando e sprecando meno. Ogni ragionamento sul benessere animale non può non prendere le mosse da questa precondizione: basta con i lager e i megaimpianti. Gli animali non sono cose: oggi il benessere di una società civile è pari al benessere che assicura agli animali, a tutti gli animali.

Piero Sardo, presidente della Fondazione Slow Food per la biodiversità
Questo articolo è un'anteprima dell'Almanacco di Slow Food, in uscita a inizio ottobre.



Benessere animale e consumo di carne: i sondaggi Slow Food

Oggi non si può parlare di benessere animale senza prendere in considerazione l'alimentazione, gli spazi all'interno degli allevamenti e, più in generale, le condizioni di vita degli animali. In particolare per chi, come Slow Food, valuta la qualità del cibo da una prospettiva olistica non guardando solo al gusto o alla territorialità ma esaminando anche l'impatto sulla società e la connotazione culturale di un prodotto nel proprio territorio d'origine. Per questo Slow Food ha deciso di sottoporre soci e produttori dei Presìdi a due sondaggi sull'argomento. Un'indagine sul campo che ci permetterà di raccogliere diverse opinioni, analizzando il punto di vista sia di chi produce sia di chi consuma, cercando di evidenziare dove ci è possibile intervenire.

La prima intervista è indirizzata ai circa 60 000 soci europei per conoscere i consumi di carne in Europa e il livello di informazione dei consumatori, e per verificare se sono disposti a cambiare le proprie abitudini alimentari privilegiando quei prodotti la cui etichetta certifica il rispetto del benessere animale. Nell'indagine abbiamo chiesto ai soci di darci un'opinione su quale dovrebbe essere il coinvolgimento di Slow Food in materia così da avere dei risultati su cui lavorare per pianificare i nostri progetti futuri.

L’obiettivo del secondo sondaggio, invece, è far emergere i problemi che gli allevatori affrontano, i loro bisogni (di formazione, di sostegno, di mercato), ma anche le potenzialità che offrono forme di allevamento sostenibili come quelle praticate dai Presìdi Slow Food. Se consideriamo i prodotti di origine animale (carni, salumi, formaggi…), infatti, acquista un valore fondamentale la qualità degli alimenti con i quali gli animali si nutrono. Ma è altrettanto importante il modo in cui sono allevati: a seconda della razza, sarà necessario prevedere il pascolo e la possibilità di vivere in spazi aperti, oppure ricoveri e minori necessità di spostamenti per procurarsi il cibo. Un elemento altrettanto cruciale – ormai ben noto agli allevatori – è il benessere animale, che ha un ruolo importante nel determinare la qualità dei prodotti finali. Qualità del cibo e rispetto delle caratteristiche genetiche proprie di ogni razza animale sono aspetti fondamentali per valutare il benessere di un animale da allevamento. La qualità dell’alimentazione, in particolare, richiama riflessioni che portano ben lontano dai luoghi di allevamento, verso i paesi in cui si producono le materie prime dei mangimi consumati nel mondo occidentale: altri continenti e altre latitudini, dove le monocolture di mais e di soia stanno condizionando lo sviluppo delle comunità locali e gli equilibri ambientali del pianeta. L’opinione pubblica, d’altra parte, si dimostra sempre più attenta alla qualità degli alimenti, a come questi vengono prodotti, e il tema delle condizioni di vita degli animali da allevamento sta acquistando sempre più importanza sia a livello nazionale che internazionale.

Il sondaggio è frutto di un percorso iniziato lo scorso anno e da una serie di attività portate avanti da Slow Food in collaborazione con associazioni e istituzioni attive nel campo del benessere animale. Conclusione degli obiettivi comuni sono state la guida, pubblicata da Slow Food, sul consumo consapevole di carne e una conferenza, dove esperti e allevatori si sono riuniti per discutere sul tema, che attira sempre più l'attenzione di politici e istituzioni, ma soprattutto dei consumatori.

Jacopo Ghione e Anne Marie Matarrese

 

Jacopo Ghione e Anne Marie Matarrese

 

Il benessere animale sarà oggetto di una conferenza a Cheese, venerdì 20 settembre alle ore 14, dove saranno discussi i dati raccolti nel sondaggio. Successivamente, i risultati saranno anche consultabili sul sito www.slowfood.it

 

Per maggiori informazioni potete scrivere a: animalwelfare@slowfood.it






   
 
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