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Etichette, faro della trasparenza


31/07/13
Innovazione e qualità: lo sentite ripetere a ogni intervista, a ogni dibattitto dove si discuta sul "che fare" per battere la crisi. Una sorta di mantra, che appunto come un mantra, risuona consolatorio, ma non reca contenuti. A dire il vero, dei due il termine innovazione è il più decifrabile, in parte s'intuisce ciò di cui si parla: ricerca, nuovi prodotti, efficienza, internet... anche se poi come legare tutta questa innovazione a un contesto drammaticamente a corto d'investimenti e con i migliori cervelli che se ne fuggono dal paese a gambe levate risulta piuttosto complicato.

Ma è il termine qualità il buco nero del binomio salvifico: c'è qualcuno in grado di definire il concetto di qualità? E inoltre c'è qualche azienda, soprattutto nel settore agroalimentare, che ammetta candidamente: "sinora non ho prodotto qualità, ma per vincere la crisi d'ora in avanti giuro che produrrò solo qualità!" Pare di essere a Zelig, di che stiamo parlando? Ormai "qualità" proprio per l'uso spropositato che se ne è fatto in questi ultimi 10-15 anni, è divenuta una parola astratta: ognuno vi infila dentro i concetti che vuole e li tira fuori quando e come vuole.

È stato un paradigma dominante quello legato al concetto di qualità, tanto da svilirne il significato, ma in questo periodo stiamo vivendo un passaggio straordinario ad un nuovo paradigma, che sarà quello della "sostenibilità". Nei famosi dibattiti di cui abbiamo accennato all'inizio non si affaccia ancora il nuovo paradigma, perché i produttori secondo me mancano di coraggio. Sanno benissimo che i consumi del futuro nei paesi del nord del mondo saranno regolati in modo molto vincolante dalla coerenza ambientale, dalla sostenibilità. Lo sanno, ma preferiscono affidarsi a ipotesi antiche, rassicuranti forse, ma inutili. C'è infatti uno scoglio da superare per avere prodotti sostenibili: quello della verificabilità. Soltanto la più totale trasparenza può rassicurare il consumatore, solo etichette strutturalmente differenti dalle attuali ci porteranno in un'epoca nuova, dei nuovi consumi.

Slow Food ha recentemente lanciato il progetto delle etichette narranti per alcuni prodotti dei Presìdi, in cui accanto alle informazioni nutrizionali, troviamo anche i metodi di produzione, allevamento e coltivazione utilizzati. Venite a scoprire le etichette a Cheese, dal 20 al 23 settembre a Bra!

Piero Sardo, presidente Fondazione Slow Food per la Biodiversità - Onlus
Dalla rubrica Sostiene Slow Food, La Stampa






   
 
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