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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Fondazione Slow Food per la biodiversità ONLUS - la Biodiversità è vita
 

E tu, da che parte stai?


28/02/13
Un viaggio tra progetti e attività, per spiegare che il cinque per mille a Slow Food è buono, pulito e giusto...

 

Perché destinare il cinque per mille a Slow Food?

Perché dare il proprio contributo a un'associazione che organizza eventi, pubblica guide enogastronomiche, teorizza di diritto al piacere e non destinarlo a realtà più umanitarie?
Per motivarvelo vi proponiamo un racconto, spiegandovi che il cinque per mille alla Fondazione Slow Food è cosa buona, pulita e giusta. Per tutti noi. Con questo racconto, vi faremo viaggiare intorno al mondo, alla scoperta di posti lontani e terre marginali che custodiscono i semi del nostro futuro. Vi faremo conoscere prodotti da salvare, tecniche tradizionali per allevare, coltivare, trasformare, tradizioni gastronomiche, ricette antiche che, da Nord a Sud, dall'Europa dell'Est fino all'America Latina sono custodite da migliaia di comunità di uomini e donne che fanno parte della rete di Terra Madre. E vi faremo conoscere i mille e più progetti che la Fondazione Slow Food realizza per garantire la sovranità alimentare di molte comunità.
Perché la difesa del nostro territorio e della biodiversità è una battaglia cruciale per la sopravvivenza della Terra e dei suoi abitanti.
E perché, anche grazie a tutti coloro che sceglieranno di donare il proprio cinque per mille, la Fondazione Slow Food potrà portare avanti i suoi progetti (Presìdi, Arca del Gusto, Mercati della Terra, orti, ...) in tutto il mondo.
E allora...buon viaggio!

 

Alzi la mano chi di voi conosce il significato della parola slatko. Eppure in tutta la Bosnia, le donne preparano, per il consumo familiare, una conserva particolare di prugne chiamata semplicemente "dolce", lo slatko appunto.
Come può una semplice conserva di frutta fatta in casa diventare una fonte di reddito? Lo fa se le produttrici si uniscono e creano un'associazione, se insieme realizzano un laboratorio, se migliorano, attraverso corsi di formazione, il prodotto, e promuovono così le proprie tradizioni e il proprio territorio. E così hanno fatto grazie alla Fondazione Slow Food. Grazie ai proventi del cinque per mille del 2006, infatti, sono stati recuperati vecchi frutteti nell'Alta Valle Drina e sono state acquistate 200 piantine da distribuire a 10 nuovi produttori. Ma c'è di più. È stato organizzato un corso di formazione sulle tecniche di potatura e di recupero e risanamento di vecchi impianti e sono state acquistate le attrezzature necessarie per allestire un laboratorio a norma dove oggi un gruppo di donne prepara e confeziona lo slatko, per poi commercializzarlo a livello locale, nazionale e internazionale. Oggi questo Presidio è uno dei fiori all'occhiello della Fondazione Slow Food e, ogni anno, il Festival del gusto di Ustikolina - nato proprio per volontà delle produttrici del Presidio - promuove le ricchezze gastronomiche di tutta la valle.

 

In Kenya, la Fondazione Slow Food ha identificato, con le condotte locali, alcuni prodotti tradizionali molto importanti per le comunità. E così sono nati i Presìdi delle ortiche essiccate della foresta di Mau, del pollo mushunu di Molo, della zucca di Lare, dello yogurt dei Pokot con la cenere e del sale di canna del fiume Nzoia. Con le comunità, e grazie al contributo del cinque per mille del 2007, sono nate le associazioni dei produttori, sono state acquistate diverse attrezzatture e i produttori hanno potuto far conoscere a tutto il mondo il proprio prodotto grazie alla partecipazione al Salone del Gusto del 2010. Oggi i Presìdi continuano le proprie attività e i produttori, per la prima volta, sono orgogliosi del loro lavoro.

 

Continuando il nostro viaggio, ci spostiamo in Brasile dove, nel 2008, la Fondazione Slow Food si è impegnata per rafforzare la rete di Terra Madre e dei Presìdi. Molti tecnici ed esperti hanno lavorato per i Presìdi del paese: dal licurì (una palma tipica della regione semiarida brasiliana dalla cui noce si ottengono molti prodotti alimentari) al miele di ape nativa dei Sateré-Mawé, dal pinolo di araucaria della Serra Catarinense all'umbù (frutto agrodolce che cresce nella regione semiarida brasiliana). Secondo le necessità, sono stati allestiti piccoli laboratori di trasformazione, sono stati organizzati scambi fra produttori o seminari di formazione, è stato migliorato l'imballaggio dei prodotti, e così via.

 

Terminiamo il viaggio in uno dei paesi più martoriati del continente africano, la Sierra Leone. Grazie al contributo del cinque per mille del 2009, la Fondazione Slow Food ha avviato il Presidio della cola, frutto della stessa famiglia del cacao e consumato soprattutto durante riti e cerimonie. A causa di una lunga guerra civile un'intera generazione è stata duramente colpita e le ricadute negative hanno riguardato anche la produzione di cola. I coltivatori più esperti sono scomparsi in guerra o emigrati e si è bruscamente interrotto il passaggio intergenerazionale dei saperi tradizionali. Quarantotto piccoli produttori di Kenema, nella Sierra Leone sud-orientale - quasi al confine con la Liberia - si sono associati e hanno iniziato a lavorare per migliorare la coltivazione, la trasformazione e la commercializzazione. Oggi un birrificio artigianale piemontese (Le Baladin di Teo Musso) ha deciso di produrre una versione rivisitata della più nota Coca-Cola, senza acidificanti né coloranti, utilizzando la cola del Presidio .

 

Il cammino della Fondazione Slow Food è ancora lungo e resta tanto ancora da fare. Quando compilerai la dichiarazione dei redditi, ricordati dei nostri progetti. Aiutarci non costa nulla!

 

Riportando questo codice fiscale 94105130481 potrai destinare il 5 per mille delle imposte alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

 

Per saperne di più:
Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus
fondazione@slowfood.it


Nella foto, in alto una produttrice dal Burkina Faso ©Paola Viesi

 







   
 
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