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Una tazza del miglior caffè


28/02/13
In un villaggio minuscolo arrampicato sulle pendici della montagna di Camapara in Honduras, una cooperative di caficoltori sta lavorando per tutelare le varietà locali e per ridare orgoglio alla comunità locale...

 

Circa 100 anni fa Tecauxinas era un minuscolo villaggio abitato da sette famiglie, arrampicato sulle pendici della montagna Camapara. Questa è un rilievo che sfiora i 1900 metri, coperto da boschi di pino, leccio e altri alberi ad alto fusto, ricco di piante da frutto ed erbe medicinali che si erge in quella parte dove l'Honduras incontra Guatemala ed El Salvador. Il villaggio era giusto un pugno di case di indigeni Lenca, lavoratori stagionali che ci vivevano alcuni mesi all'anno e per il resto si spostavano verso il confine per raccogliere il caffè. 


Oggi tutto è cambiato: Tecauxinas (secondo alcuni in antica lingua locale significava "canna da zucchero", mentre per altri voleva dire "terra dei saggi") ha mutato nome nel ben più cristiano Cruz Alta; il villaggio si è ampliato ed è immerso in una rigogliosa selva dalla quale a partire dal mese di dicembre le ciliegie del caffè sbucano fiere, di un rosso vivo fino al violetto, pronte per essere raccolte.


Cosa successe? Gli abitanti del villaggio, i nonni e bisnonni dei produttori del Presidio, stanchi di lavorare nei campi altrui, rubarono i semi di arabigo (l'attuale varietà typica) e di Bourbón e li portarono a Tecauxinas per coltivarli all'ombra degli alberi da frutta e da legna. Con gli anni ampliarono l'area di coltivazione anche grazie all'aiuto del chequeque, un piccolo uccello che ancor oggi si ciba delle ciliegie del caffè, solo delle antiche varietà, e disperde a terra i semi. 


A Cruz Alta incontriamo José Elías Pérez Sánchez, fiero produttore di caffè e socio della cooperativa Cocatecal (Cooperativa Cafetalera Tecauxinas Limitada), nata nel 2005 e che oggi conta 33 soci. Questi produttori hanno dato vita, all'inizio del 2011, al Presidio del caffè della montagna Camapara, coordinato da José Elías: il progetto, basato sulla fruttuosa esperienza che Slow Food ha vissuto, fin dal 2002, a Huehuetenango, rende circa 10 000 chili di caffè l'anno.


Mentre beviamo un caffè infuso da una tazza di terracotta José Elías ci racconta la storia della riscossa della sua generazione a Cruz Alta: «La cooperativa è nata quando, stremati dalle difficoltà, abbiamo capito che soli non ce la potevamo più fare. Facevamo grandi sacrifici e vendevamo il caffè non ancora essiccato ai coyotes, gli intermediari locali. Noi dovevamo regalargli il prodotto, che poi in città veniva rivenduto a prezzi altissimi. In quel momento abbiamo capito il valore del nostro caffè e del nostro lavoro».


Nata la cooperativa si realizzano i programmi di formazione e assistenza per i caficoltori e nasce la collaborazione con enti locali e nazionali come l'Istituto honduregno del caffè. Dal 2007 i produttori commercializzano insieme il proprio raccolto e oggi insieme a Slow Food hanno capito che il mercato, già saturo di caffè anonimo, chiede un'origine precisa, altissima qualità e una narrazione del prodotto e del territorio. I produttori del Presidio stanno diventando protagonisti di questo tipo di percorso e padroni del loro caffè, quindi del loro futuro. «Quando è arrivata Slow Food - confida José Elías - stavamo per sostituire le varietà locali con gli ibridi, ma ora abbiamo capito che sarebbe stata una scelta sbagliata e vogliamo tornare a piantare il Bourbón». 


Questo accadrà insieme a Slow Food: nel 2012 ha cofinanziato la creazione di un vivaio per i produttori del Presidio dove coltivare i piantini delle varietà antiche che saranno poi messi in terra, una volta cresciuti. Fra tre anni circa, quindi, i caficoltori potranno contare su un raccolto abbondante e prezioso che, unito alle conoscenze tecniche e a questa visione fiera e lucida del mercato, potrà rappresentare una ricchezza fondamentale per Cruz Alta e i suoi abitanti. La tazza di caffè è finita, mancano due mesi al raccolto e per José Elías è ora di tornare al cafetal. Prima di andare però ci dice ancora: «Sapete, una volta per noi e le nostre famiglie tenevamo solo il caffè peggiore, l'ultima scelta. Oggi per la casa teniamo il nostro caffè migliore». Il sole si sta alzando sopra l'antica Tecauxinas.


La rete del caffè
Fin dal 2002 Slow Food accompagna gruppi di piccoli produttori di caffè verso il miglioramento del proprio prodotto e verso un mercato consapevole, che esige qualità e per questa è disposta a pagare il giusto prezzo. Questo lavoro ha portato, in questi anni, alla nascita di 5 Presìdi sul caffè (Huehuetenango in Guatemala, Montagna Camapara in Honduras, Sierra Cafetalera nella Repubblica Dominicana, Foresta di Harenna in Etiopia, Antiche varietà di caffè robusta del distretto di Luweero in Uganda) e alla costituzione di una gruppo composto da oltre 20 comunità che integrano la rete di Terra Madre.

 

Per saperne di più
Andrea Amato
Responsabile progetti della Fondazione Slow Food in Honduras
a.amato@slowfood.it

 






   
 
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