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Notizie dal Mali


01/02/13
In Mali le notizie raccolte le scorse settimane dalla nostra rete non erano rassicuranti. «I due referenti del Presidio della pasta katta, Almahdi Alansari e Saoudata Aboubacrine, entrambi di etnia tuareg, sono dovuti fuggire in Mauritania e in Burkina Faso» racconta Michela Lenta, responsabile Slow Food per il Mali. «Mentre Almahdi vive ora in un campo profughi cercando di realizzare il progetto dei Mille Orti in Africa con l'appoggio, Saoudata offre assistenza alle donne per aiutarle a garantirsi un futuro una volta uscite dai campi». Il responsabile del progetto Mille Orti in Mali, Camara Ahmed, ci raccontava la propria preoccupazione per le comunità di Mopti e Gao, al centro del conflitto. Mentre Guindo Mamadou, responsabile del Presidio dei Somé Dogon esprimeva preoccupazione poiché tutte le attività erano bloccate e la popolazione viveva con la paura». E preoccupante era anche la testimonianza della coordinatrice di una cooperativa di produttrici di succhi e marmellate di Djenné, che raccontava: «Ci sentiamo prigionieri nelle nostre case, siamo al centro dei combattimenti tra le due fazioni e ora i ribelli cercano di infiltrarsi nel villaggio. Preghiamo perché la situazione si risolva al più presto».

 

A causa della difficilissima situazione politica, descritta da Marwane ben Yahmed su Jeune Afrique come «una guerra che non assomiglia a nessun'altra condotta finora, che coinvolge un gran numero di fazioni sia tra i terroristi sia tra chi li combatte», in Mali è stato prorogato di tre mesi lo stato di emergenza su tutto il territorio nazionale: il provvedimento restrittivo è stato deciso a Bamako durante un consiglio dei ministri straordinario. Anche con le recenti vittorie delle truppe francesi e maliane della missione Serval, che hanno portato alla liberazione di Kidal, Gao e Timbuktu, le principali città del nord, tra l'esultanza della folla, resta la preoccupazione che alcune cellule islamiste si nascondano tra la popolazione. E, soprattutto, c'è la fortissima necessità che le autorità maliane aprano un vero dialogo nazionale con i tuareg che hanno sempre gestito i commerci nel Sahara, per nove mesi feudo dei gruppi armati e che chiedono il rispetto dei loro interessi e della loro identità. D'altra parte, l'avanzata congiunta delle truppe maliane e francesi non è esente da timori per la sorte dei civili, in particolare per tutti quei cittadini appartenenti alle comunità arabe e tuareg considerate "vicine" ai gruppi ribelli.

 

Fonti:
www.jeuneafrique.com
www.misna.org
www.africa-confidential.com
The Indipendent
Reuters


Nella foto, produttrici di pasta katta di Timbuctu e Gao, Presidio Slow Food ©Paola Viesi







   
 
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