Slow Food Slow Food Donate Slow Food Join Us
 
 
Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

Rassegna Stampa  |  English  English

   
   
 
 
 
 
Fondazione Slow Food per la biodiversità ONLUS - la Biodiversità è vita
 

Una battaglia per la vita del pianeta


28/01/13
Minacciata dall'omologazione imposta dalla produzione industriale, la biodiversità è in pericolo. Con i suoi progetti di tutela, Slow Food sta portando avanti una battaglia cruciale per la sopravvivenza della Terra e dei suoi abitanti...

 

"Biodiversità" è una parola recente - è stata usata per la prima volta nel 1986, a Washington, dall'entomologo Edward O. Wilson - ed è una parola un po' difficile, che purtroppo spesso interessa a poche persone, più che altro quelle che la studiano.

 

In realtà dovrebbe essere un tema facile, di tutti, perché è̀ la natura, è la vita stessa, è diversità della vita, su tanti livelli, dal più piccolo ed elementare (i geni, i mattoni della vita stessa), alle specie animali e vegetali, fino ai livelli più complessi (gli ecosistemi). Tutti questi livelli si intersecano, si influenzano a vicenda e si evolvono.

 

Alcuni studiosi dell'Università di Stanford hanno paragonato le specie e le varietà di un ecosistema ai rivetti che tengono insieme un aeroplano. Se facciamo saltare dei rivetti, per un po' non capita nulla, l'aereo continua a funzionare. Ma poco per volta la struttura si indebolisce e, a un certo punto, basta togliere anche solo un rivetto e l'aereo precipita.

 

Nella storia della Terra tutto ha avuto un'origine e una fine e, in ogni epoca, si sono estinte molte specie. Ma mai alla velocità impressionante di questi ultimi anni, di mille volte superiore alle epoche precedenti.

 

Dopo uno studio approfondito, quest'estate la prestigiosa università inglese di Exeter ha dichiarato che la Terra sta attraversando la sesta grande estinzione di massa (con la quinta - 65 milioni di anni fa - sono scomparsi i dinosauri). C'è una differenza sostanziale tra questa e le estinzioni del passato: la causa scatenante. Per la prima volta il responsabile è l'uomo. Che continua a distruggere foreste pluviali, cementificare il territorio, inquinare acque e terreni con pesticidi e fertilizzanti chimici, accumulare plastica negli oceani. E che insiste a emarginare gli ultimi custodi della terra: quei piccoli contadini, pastori e pescatori che conoscono e sanno rispettare l'equilibrio fragilissimo della natura.

 

Se scompare la biodiversità, che cosa succede al nostro cibo? Insieme alle piante e agli animali selvatici, scompaiono le piante domesticate dall'uomo, le razze da latte e da carne selezionate dall'uomo. Secondo la Fao il 75% delle varietà vegetali è perso, irrimediabilmente. Negli Stati Uniti si arriva al 95%. Oggi il 60% dell'alimentazione mondiale si basa su 3 cereali: grano, riso e mais. Non sulle migliaia di varietà di riso selezionate dagli agricoltori che un tempo si coltivavano in India e Cina. O sulle migliaia di varietà di mais che si coltivavano in Messico. Ma su pochissimi ibridi selezionati e venduti agli agricoltori da una manciata di multinazionali.

 

La prima intuizione di Slow Food è stata questa: occuparsi di biodiversità domestica. Quindi, non solo il panda o la foca monaca, ma anche il pollo guascone, la pecora di Alpago. Non solo le stelle alpine, ma anche l'asparago violetto di Albenga.

 

Ma non solo questo. Ci siamo interessati del gusto, dei saperi collegati, delle tecniche tradizionali per allevare, coltivare, trasformare. Ed ecco la seconda intuizione: sulla nostra Arca del Gusto - il catalogo dei prodotti da salvare - abbiamo fatto salire anche i trasformati: pani, formaggi, salumi, dolci. Perché anche questa è biodiversità.

 

Una volta identificato il nostro campo di azione, come abbiamo lavorato?
Abbiamo messo insieme mondi diversi, che non dialogavano: dagli agronomi ai cuochi, dai veterinari ai giornalisti...


Li abbiamo messi insieme per raggiungere due obiettivi:

1 - aiutare i piccoli produttori
Per salvare una razza, non siamo partiti dalla selezione genetica, per salvare una varietà di mele, non siamo partiti da una collezione varietale. Noi prima di tutto abbiamo cercato i pastori che allevavano quella razza, i contadini che coltivavano ancora quella mela... e siamo andati a parlare con loro. E non è un passaggio scontato. Sono nati così i 400 Presìdi che abbiamo attivato in ogni parte del mondo.


2 - diffondere la conoscenza della biodiversità
Dobbiamo lavorare con i produttori, con i tecnici, ma anche con le scuole, i giornalisti, i ristoranti... Dobbiamo scrivere, riprendere, raccontare con ogni strumento possibile le storie dei produttori, perché questi temi escano dalle aule delle università e degli istituti scientifici e diventino patrimonio di tutti.

 

Perché la biodiversità non la potranno salvare gli scienziati. E non la salveranno neppure i potenti della terra, perché ai mercati non interessa.
E molto probabilmente non arriverà un nuovo Noè con la sua Arca.
Questa battaglia quindi la dobbiamo fare noi, insieme a tutte le persone che riusciamo a coinvolgere, nei nostri territori, ogni giorno. Con la nostra Arca del Gusto, con i Presìdi, i Mercati della Terra, gli orti nelle comunità e nelle scuole e le mille altre idee che ci verranno ancora in futuro.

 

Perché la battaglia per salvare la biodiversità non è una battaglia qualsiasi.
È la battaglia per la vita del pianeta.


Serena Milano
Segretario generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

 






   
 
Fondazone Slow Food per la biodiversità ONLUS | Partners Regione Toscana Regione del Veneto
 
 
 

Slow Food - P.IVA 91008360041 - All rights reserved

Powered by Blulab