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Resistenze bretoni


11/01/13
La rotta che unisce il mare e l'entroterra...

Poverissima e storicamente terra di emigrazione, la Bretagna ha conosciuto in questi ultimi 40 anni un "miracolo" economico e sociale. È ormai la prima regio- ne agricola francese per l'allevamento di suini, bovini e polli, produzione di primizie e latte, la prima regione per la pesca, ed è anche una grande regione turistica. Purtroppo, abbiamo imparato, che almeno nella nostra epoca, i "miracoli", nascondono spesso realtà concrete problematiche e aspetti meno positivi. E infatti, nel modello cartesiano di organizzazione francese, la Bretagna è stata condannata alle due attività economiche più irrispettose di territori, ambiente e popolazioni: il turismo di massa e l'agricoltura industriale.
Per quanto il sistema industriale intensivo abbia straziato gli ecosistemi di questa regione e sconvolto la cultura rurale di questa regione, o forse pro- prio per questo, in Bretagna si sono sviluppate forme di resistenza rispetto a un modello che prima di tutto spossessa il contadino della sua dignità.

Progetti in rete
Qui, ad esempio, negli anni Sessanta, André Pochon sviluppò un sistema di allevamento bovino estensivo basato sulla rotazione dei pascoli, con risultati sorprendenti tanto da obbligare gli increduli scienziati dell'Irna, l'istituto nazionale di ricerca agronomica, a studiarne tecniche e risultati, eccellenti in termini economici e ambientali.

Forti anche di una specificità culturale propria, queste "sacche" di resistenza si sviluppano grazie ad una forte rete associativa. L'incontro con Slow Food ha permesso di costruire una vera rete trasversale, capace di integrare ostricultori, allevatori, cuochi, trasformatori, consumatori, contadini e associazionismo locale, connettendo i differenti territori, il mare e l'entroterra.

La specificità delle comunità del cibo bretoni è proprio questa, il bisogno di un agire e un riflettere comune al di là, o meglio integrando, le singole specificità. Nascono così Laboratori del Gusto che associano il cavolo di Lorient e le ostriche naturali nate in mare, entrambi Presìdi Slow Food. E così sono nati un coordinamento tra gli allevatori delle razze tradizionali locali (Federation des races locales), la difesa del diritto dei contadini di produrre le proprie sementi (al fianco delle associazioni
locali Kaol Kozh e Triptolème), la collaborazione con i ristoratori e l'incontro con i coproduttori.

Dal 2010 ad oggi si sono costituite in Bretagna dodici comunità del cibo intorno a questi progetti: il maiale bianco dell'Ovest; le api nere dell'iso- la d'Ouessant, le razze bovine bretonne pie noir, armoricaine, nantaise, froment du Léon; le pecore dell'isola di Belle-Île e quelle delle Landes; il cavolo di Lorient; i cereali antichi bretoni; il pollo coucou di Rennes e le ostriche naturali nate in mare aperto.

I cinque convivium locali sono parte attiva e integrante di questa rete.
Le comunità del cibo bretoni sono nel cuore del ciclone. Ma i bretoni, da sempre grandi navigatori, stanno tracciando una nuova rotta per uscire dalla tempesta.

Lucia Penazzi

Tratto da: Almanacco Slow Food 2012





   
 
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