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Fondazione Slow Food per la Biodiversità Onlus

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Ti racconto la qualità


10/01/13
Le contro-etichette dei Presìdi Slow Food...

La qualità di un prodotto, spesso, è identificata unicamente con analisi chimico-fisiche, panel di degustazione o, comunque, parametri misurabili e definiti. Si tratta di un approccio tecnico, che non tiene conto di ciò che sta alle spalle di un prodotto locale e che si è sviluppato in secoli di storia. L'approccio convenzionale al cibo non ci consente di capire se un alimento è prodotto nel rispetto degli ecosistemi e dell'ambiente, se è conforme ai concetti di giustizia sociale e di diritto dei lavoratori. Anzi, spesso la comunicazione è mistificante e rimanda a mondi contadini colmi di poesia, presunte tecniche tradizionali, indefiniti sapori antichi. Elementi evocativi, lontani dalle effettive qualità dei prodotti pubblicizzati. Lo testimoniano gli elenchi di additivi e ingredienti ignoti ai più, riportati sulle etichette di ciò che riponiamo nel carrello della spesa.

Spesso sono i prodotti più naturali a essere penalizzati: le loro etichette sono legali ma scarne, e non rendono giustizia ai formaggi, ai dolci, ai salumi, sui quali sono appiccicate. Inoltre, non informano sulle aziende di provenienza.

Info che non sai
Nonostante gli appelli a leggere le etichette prima di acquistare, scarseggiano reali elementi di approfondimento, che possano consentire scelte più consapevoli.
Secondo Slow Food, la qualità di un prodotto alimentare è innanzi tutto una narrazione, che comincia dalla sua origine: il luogo di domesticazione o diversificazione di una specie; di adattamento e naturale evoluzione di una varietà o di una razza; di sviluppo di una tecnica di coltivazione, di trasformazione. Ma non solo. Occorre informare sulle caratteristiche dell'ambiente e del territorio, sulle tecniche di trasformazione, sui metodi di conservazione e di commercializzazione, sulla sostenibilità ambientale e, naturalmente, sulle caratteristiche organolettiche e nutrizionali.

Solo una narrazione può restituire a un prodotto il valore competitivo fondato sulla sua effettiva, autentica, differenza rispetto alla massa di beni muniti di etichette reticenti, invece, su questioni fondamentali.

Il concetto di qualità, maturato da Slow Food nell'arco di vent'anni di esperienza a contatto con centinaia di piccoli produttori, rappresenta uno degli aspetti che più caratterizzano l'associazione rispetto ad altre organizzazioni che si occupano di cibo e agricoltura.

Il progetto dell'etichetta narrante, avviato nel 2011, ha visto impegnata la Fondazione Slow Food nell'assistenza a una cinquantina di Presìdi per la realizzazione di nuove contro-etichettature, più ricche di informazioni sulle varietà e sulla razze, sulle tecniche di coltiva- zione, sulla lavorazione dei trasformati e sui territori di provenienza, sul benessere animale e sulle modalità di con- servazione e di consumo. Le contro-etichette narranti sono state affiancate a quelle previste dalla normativa e sono state realizzate in collaborazione con il Laboratorio chimico della Camera di Commercio di Torino che ha eseguito analisi nutrizionali su alcuni Presìdi, elaborando le tabelle che il nuovo regolamento europeo rende obbligatorie dal 2016. Andrea Pezzana, nutrizionista dell'Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e tecnico della Fondazione Slow Food, ne ha valutato i risultati, mettendone in luce gli aspetti positivi.

Arianna Marengo e Raffaella Ponzio

Tratto da: Almanacco Slow Food 2012

Scarica qui la cartolina dell'etichetta narrante! Scopri il progetto!





   
 
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